La Taverna Scacciaventi

«Provare a scrivere di se stessi è sempre un rischio. Non tanto per la tendenza a presentare i fatti in una luce favorevole, quanto piuttosto per non ricordare gli avvenimenti nascosti, le riflessioni che ci hanno portato a determinate decisioni: come si decide di aprire un ristorante porta a metterci in discussione in un campo dove tutti hanno la loro da dire, dove le mode ormai la fanno da padrone e dove sei il bersaglio privilegiato di giudizi a dir poco superficiali».

La storia della Taverna Scacciaventi è legata a doppio filo ai due conduttori, Giuseppe Servillo e Filippo Agneta. Con Giuseppe che da dietro il bancone del bar di famiglia approda con lo Shock american bar al primo locale-formula di successo. Complice il barman-filosofo Filippo, decidono di intraprendere la strada della ristorazione.

La scommessa era quella di coniugare e fondere l’accoglienza, la cura dei dettagli e l’atmosfera rilassata del locale notturno con una cucina fresca, territoriale, dove per territorio si intendono i luoghi della memoria, i luoghi che hanno significato qualcosa di importante e che quindi ci fanno essere quello che siamo.

La scelta del nome è stata facile a sottolineare lo scommettere sul luogo più significativo e, allora, più trascurato di Cava de’ Tirreni: il borgo Scacciaventi.

Negli anni i principi guida sono rimasti sempre identici: trasferire alla Taverna le nostre passioni, il buon bere e la centralità della tavola nella nostra vita. Infatti “tavola” è convivialità, è famiglia, è educazione, è memoria, è rispetto. Trasferire nel proprio lavoro un gusto sempre riconoscibile, che può piacere o meno, ma che sia sempre e comunque riconoscibile è sicuramente un compito difficile, ma nel tempo è l’unico valore che rimane.